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Prato OGGI
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CALCIO

Mentre la S.S. Granducato A.S.D. (foto) si accinge a rappresentare la provincia di Pistoia nelle finali nazionali arancio-blu di calcio a 7 in programma a Montecatini Terme dal 12 al 16 luglio, nella nuova sede pistoiese del CSI di via del Frutteto già si lavora sodo in vista della stagione sportiva 2017/18, 

PODISMO

Ancora un successo per l' “Americana in Piazza”, gara podistica a eliminazione tenutasi nel pomeriggio di venerdì 2 su un percorso di 300 metri in piazza Vittorio Veneto a Casalguidi organizzata dalla locale società dell' Atletica Casalguidi Mcl Ariston. 

PRATO

Una gita nel tempo alla scoperta della Prato medievale fra Castello dell'Imperatore e Cassero. L'appuntamento è per lunedì 17 aprile alle 18 per un viaggio fra il castello federiciano e il suo camminamento da compiere in compagnia di una guida esperta pronta a svelare tutti i segreti degli antichi cavalieri, le loro abitudini e il modo di vivere nel Trecento.

PRATO

Il 7 ad Antonini, il 10 a Tavano, mentre Cavagna va in “doppia cifra”. Il Prato ha comunicato i numeri di maglia ufficiali dei propri giocatori per la stagione 2016-17. Anche in Lega Pro quest’anno, infatti, le maglie saranno personalizzate. La 10 è finita sulle spalle di Ciccio Tavano.

PRATO

Il Prato Calcio a 5 annuncia con soddisfazione l’ingaggio del laterale italo-albanese Rej Karaja, giovane talento proveniente dai campioni d’Italia dell’Orange Futsal di Asti. A soli 19 anni Karaja ha già debuttato con gol nella Nazionale maggiore dell’Albania.

PRATO

A tagliare per primo il traguardo della gara podistica di 15 km, un percorso impegnativo che passa attraverso Sasseta, Luciana, Cavarzano, Poggiole fino a San Quirico di Vernio,  è stato anche in questa edizione del “Trofeo Corri a Sasseta”   Jilali Jamali con la maglia del Parco Alpi Apuane.

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Il suo seno nudo, ne 'La Cena delle Beffe' di Alessandro Blasetti, mandò in visibilio l'Italia. 

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Sem Benelli è uno squarcio di luce su quello che è stato il rapporto fra mondo culturale italiano e Fascismo. 

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Solo chi ha provato lo sfruttamento e le privazioni sulla sua pelle può affrontare una dura lotta per la libertà.

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Quando, nel 1901, Beniamino Forti morì, non poteva certo che un governo dispotico avrebbe distrutto alla radice il suo impero economico.

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Le battaglie di Dino Saccenti, sindaco di Prato e eroe di Spagna

14/8/2016 - 12:52

Solo chi ha provato lo sfruttamento e le privazioni sulla sua pelle può affrontare una dura lotta per la libertà. Così, tracciando un bilancio della sua vita, era solito ripetere Dino Saccenti, partigiano, combattente repubblicano in Spagna nonché Sindaco di Prato nell'immediato dopoguerra.


Lo sfruttamento Saccenti lo aveva conosciuto sin da bambino, nel lanificio ove iniziò a lavorare a neppure dodici anni. Siamo nei primi anni del Novecento e Dino, nato nel 1901, neanche si accorge che il mondo procede a vele spiegate verso il progresso. Prato è in piena espansione industriale, ed il lavoro minorile è particolarmente gradito ai padroni del vapore. I ragazzini sono veloci, hanno le mani piccole e quindi possono districarsi fra fili e telai in piena agilità. Ogni tanto qualcuno ci rimette un dito, una mano, finanche un braccio. E Dino, nella sua adolescenza, troppe volte si è imbattuto in casi di questo genere, in un periodo peraltro in cui non esistevano in pratica né assicurazioni per gli infortuni né tantomeno pensioni d'invalidità. Conscio dello sfruttamento padronale cui è sottoposto, Saccenti si avvicina alla corrente massimalista del Partito Socialista. Ma la verbosità inconcludente di Serrati, allora leader del Psi, ben presto lo delude. I socialisti urlano, minacciano, sbraitano, ma l'Italia va in guerra ugualmente, pur con una classe operaia in massima parte neutralista. E, nel dopoguerra, le cose non cambiano, con i socialisti incapaci a porre un argine alla montante marea fascista. Deluso ed amareggiato, Serrati vede una via d'uscita nella nascita a Livorno del Partito Comunista Italiano. Siamo nel 1921 e l'adesione al Pci cambierà per sempre la vita di Saccenti.


Il Partito vuole espandersi nelle zone industriali dell'Italia settentrionale ed ha bisogno di dirigenti a tempo pieno. Per meglio avvicinare gli operai delle grandi fabbriche, la dirigenza comunista ritiene indispensabile l'apporto di autentici operai. La scelta cade quindi su Saccenti, e risulta vincente. Inviato a Milano per collaborare alla locale Federazione, in breve tempo ne raggiunge i vertici. Non vi è fabbrica, officina, luogo di lavoro in generale che non veda la presenza di una cellula comunista. E questa opera di penetrazione nel tessuto produttivo milanese avviene peraltro con il regime fascista pienamente consolidato, e con la polizia segreta dell'Ovra sempre ben informata dai perfidi delatori e pronta ad intervenire.


Sfuggito miracolosamente all'arresto nella primavera del 1935, Saccenti si rifugia in Francia. Qua il clima politico è effervescente, con un gran numero di esuli che cercano di riorganizzare i partiti politici antifascisti. L'atmosfera quasi bhoemiene del mondo degli espatriati viene però bruscamente interrotta dalla Guerra civile spagnola.


Il Generale Francisco Franco insorge contro il governo di sinistra democraticamente eletto che, fiutandolo in odor di golpe, lo aveva inviato a presidio del Marocco spagnolo. Con la legione straniera e le truppe coloniali marocchine attraversa lo stretto di Gibilterrra e porta la guerra nel territorio metropolitano. E' la guerra civile, che vede da una parte i nazionalisti di Franco aiutati dall'aviazione nazista e dagli aerei e dai soldati fascisti, dall'altra i repubblicani supportati dalle brigate internazionali antifasciste. Saccenti viene inviato quindi in Spagna ed inquadrato nelle brigate comuniste Garibaldi. Queste brigate, malgrado il triste esito di questa guerra, saranno tuttavia il modello cui si ispirerà più tardi la lotta partigiana in Italia. Saccenti segue gli spostamenti del fronte, cercando di coordinare gli sforzi dei comunisti italiani e spagnoli in una prova terribile.


Nella famosa battaglia dell'Ebro viene ferito gravemente. Rientrato in Francia, non fa in tempo a ristabilirsi dalle ferite che è costretto ad assistere impotente all'occupazione tedesca del suolo francese. I collaborazionisti di Vichy, più schifosi degli stessi nazisti, lo catturano e lo consegnano all'Ovra. Per Saccenti si aprono le porte del carcere e del confino, che sconterà a Ventotene.Il crollo del regime lo riporta in libertà. Partecipa alla lotta partigiana con le brigate Garibaldi, le degne eredi dell'esperienza spagnola. Caccia i nazi fascisti da Prato e, nel dopoguerra, diviene, alle prime elezioni comunali libere, consigliere comunale nelle file del Pci. Il consiglio comunale lo elegge sindaco.


Su questo scranno tuttavia, Saccenti siederà poco. Viene infatti eletto all'Assemblea Costituente e poi alla Camera dei Deputati nella Prima e nella Seconda Legislatura, ove farà parte della Commissione Difesa.
Dagli Atti parlamentari risulta che il suo impegno fu costante nel cercare di evitare al nostro Paese una politica militare eccessivamente succube degli Stati Uniti, impegnandosi altresì nella distensione fra i due blocchi.
Morì nel 1981 dopo essere stato per moltissimi anni segretario dell'Anpi di Prato.

 

Su questo combattente mai domo, LIBRO, LUOGO, LASCITO MORALE.
LIBRO: Fiumi in Guerra, di Riccardo Affinati.
LUOGO: Se vi capita di visitare la Spagna, evitate tappe poco edificanti come le Ramblas di Barcellona o l'isoletta di Ibiza. Quello che cercate là, potete trovarlo qua, senza bisogno di spendere i soldi del viaggio. Vi consiglio invece un tour dei principali luoghi della Guerra Civile Spagnola, come Monte Pelato ed appunto, l'ansa dell'Ebro, ove si svolse la battaglia in cui rimase ferito Saccenti. Vi sono delle agenzie di viaggio che ne organizzano di interessanti.
LASCITO MORALE: No pasaran, non passeranno. Né in Spagna né in Italia.

 

 

di Giancarlo Fioretti

 
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